Il Governo Berlusconi ha previsto nel decreto legge n.112 del 25 luglio 2008 una serie di interventi in materia di sviluppo economico, stabilizzazione della Finanza Pubblica e perequazione tributaria che vanno a completare la manovra finanziaria 2009 anticipata nel DPEF triennale. Secondo molti esponenti della sinistra la questione educativa non sarebbe stata considerata in maniera opportuna e adeguata in questo provvedimento: invece il decreto-legge prescrive, negli artt. 64 e 70, una serie di misure per l'abbattimento delle spese nella Pubblica Istruzione. E' evidente che la cura è radicale: sono comprensibili le preoccupazioni emerse dagli operatori scolastici ma riteniamo che la strada imboccata dal governo sia quella giusta. Sicuramente, quando si parla di tagli, nessuno può dirsi entusiasta : però in una situazione di criticità economica come quella attuale la direttrice di un esecutivo realista e obiettivo può essere solo una: spendere meno per spendere meglio. Il Ministro Tremonti si limita a indicare le possibili modalità con cui realizzare i tagli: per questo tocca inevitabilmente al Ministero dell'Istruzione dare un'anima e un senso a un'operazione che rischia di apparire guidata esclusivamente da urgenti ragioni di cassa. Interessante in questo senso, soprattutto per chiarire la questione, analizzare le considerazioni emerse dal Parere favorevole della Commissione Cultura presieduta dall' On. Aprea. In merito alla promozione dell'adozione dei libri in forma mista (a stampa e on-line) emerge l'esigenza che non venga meno la qualità dei processi formativi e dei loro strumenti fondamentali (i libri) garantendo una piena utilizzabilità degli stessi da parte degli studenti. In questo si indica la necessità di prevedere investimenti dello Stato, editori e famiglie per la diffusione di nuove tecnologie (hardware e software), connessioni, piattaforme... attraverso un ruolo decisivo nel rapporto tra editori e utenti delle scuole. Si ritiene inoltre necessario escludere qualsiasi riduzione delle risorse destinate ai contributi diretti al settore dell'editoria. Con riferimento all'articolo 64: risulta necessario che la riduzione del personale ATA non venga calcolata su tutti i profili del personale, escludendo così le figure amministrative necessarie allo sviluppo dell'autonomia; in riferimento alla razionalizzazione e all'accorpamento delle classi di concorso si indicano come obiettivi primari una maggiore flessibilità nell'utilizzo del personale e una consistente riduzione delle discipline, in modo da orientare il curricolo nazionale sulle otto competenze di base indicate dall'Europa.; in merito ai piani di studio e connessi quadri orari comprensivi delle attività opzionali dei percorsi dell'istruzione secondaria superiore si auspica tengano conto dell'organizzazione del secondo ciclo previsto in riforma Moratti; per quanto concerne la riforma degli istituti tecnici e professionali si operino riduzioni nel campo degli indirizzi, si eliminino le duplicazione dei percorsi, si riducano significativamente le ore di lezione teoriche a favore di lezione laboratoriali e di alternanza scuola-lavoro. Ora entriamo nel merito di quel che riguarda il punto più critico e discusso, ovvero quello della riduzione del personale scolastico. Per quanto concerne il problema dell' allocazione delle risorse umane si propone di operare in un'ottica di flessibilità dei curricoli, muovendo da una revisione dei criteri per la formazione delle classi che consenta di assegnare alle classi le risorse umane partendo dal numero degli alunni, dalla tipologia dell'offerta formativa e lasciando alla scuola la piena autonomia organizzativa delle classi medesime. Va in questa direzione anche l'indicazione secondo cui nella rimodulazione dell'organizzazione didattica della scuola primaria siano valorizzati i principi di flessibilità e personalizzazione dei piani di studio. In questo senso emerge che le linee guida dettate sono chiare e precise: sicuramente la strada che la scuola deve intraprendere è dura ma attraverso una seria applicazione dell'autonomia scolastica e una responsabilizzazione degli operatori scolastici sarà possibile aprire una stagione nuova: si può spendere meglio e offrire servizi qualitativamente e non quantitativamente efficienti e efficaci. Si parla di rischi di inadeguatezza delle strutture scolastiche soprattutto per quanto concerne la sicurezza e l'operatività delle attività laboratorali: siamo certi che questi problemi logistico-organizzativi sussistono ma proprio in questo senso fa la differenza questo intervento legislativo: si offrono linee guida che poi nelle loro azioni concrete devono essere modellate dagli operatori scolastici del territorio in base alla realtà del sistema educativo locale, attraverso una piena “autonomia” scolastica. Linee guida dell'Esecutivo che offrono la possibilità al Ministero dell'Istruzione di non essere più una dépandance del Ministero dell'Economia. Non nego che la strada tracciata sia ardua e comprendo tutte le preoccupazioni: siamo però ancora in fase “elaborativa” per quanto concerne questi provvedimenti e ritengo che il modo più giusto con cui procedere nel confronto tra esigenze locali e prospettive di indirizzo governativo sia quello di un dialogo franco e sincero dove ognuno “faccia il suo” nel rimboccarsi le maniche e operare per il bene degli studenti. Ritengo che ciò che ci deve animare sia un forte spirito di realismo e riformismo che vada oltre la resistenza del blocco storico conservatore che finora è riuscito a far lievitare la quantità della spesa nella Pubblica Istruzione e ad abbassare drammaticamente la qualità del sistema educativo.Pubblicato da De Carli Mirko
Presidente Circolo di Rete Italia “Thomas More” e Vice-Coordinatore FI-Pdl Ravenna
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